A presto (forse…)

Il bambino del film Il sesto senso affermava di vedere la gente morta.
Mi piacerebbe essere come lui: vorrei vedere anche io la gente morta, non sotto forma di fantasmi, bensì dopo il passaggio dallo stato vita allo stato morte.
In poche parole, vorrei che la gente morisse, soprattutto i vicini di casa.
Ormai non mi addormento più sognando di vivere in un posto isolato, ma pensando di uccidere qualcuno.
Devo ammettere che trovo questo pensiero decisamente soddisfacente; troverò mai il coraggio di dare voce a questo mio lato nascosto e dolorosamente soffocato e represso?

Ultimamente non sono molto attivo sul blog, infatti credo che questo sarà l’unico articolo di Dicembre e l’ultimo del 2018.
Quando sono così, in genere, avrei la tendenza a chiudere baracca e burattini, ma sto provando a tenere aperto perché, se dovesse tornarmi la voglia di scrivere, almeno non dovrei cercarvi da zero per l’ennesima volta; rimango comunque convinto dell’inutilità di tenere un blog senza pubblicare nulla per giorni.
Non sarò presente nemmeno nei vostri spazi virtuali, perché non vi sopporterei nella consueta veste natalizia, dove tutti si lamentano di dover festeggiare e mangiare e poi sono i primi a fare casino e a ingozzarsi.
Se non vi piace una cosa non la fate e se la fate vuol dire che vi piace, quindi perché rompete i coglioni con le solite finte lamentele?
Inoltre non resisterei alla tentazione di mandarvi a fanculo al primo “Buon Natale” o “Buon anno” letto in qualche sprovveduto commento, quindi meglio che rimanga a distanza di sicurezza.
Non voglio né fare né ricevere auguri: non me ne frega niente, è così difficile da capire?

Per quanto riguarda me, ho accantonato (spero solo temporaneamente) scrittura e lettura per una semplice ragione: non riesco a dedicarmici, sapendo che c’è o potrebbe esserci casino.
Voglio leggere e scrivere in silenzio, e il silenzio che bramo non esiste a causa dei coglioni vicini di casa che non si calmano nemmeno col freddo.
Non parliamo poi della dannosità di queste disgustose giornate di sole; è autunno o no?
E allora perché non c’è un cazzo di cielo grigio perenne (meglio ancora con una pesante coltre di nebbia, che potrebbe causare qualche incidente stradale ai coglioni citati sopra)?
Oggi, che è festa, sembra addirittura primavera; pure il meteo si diverte a rompermi le palle.
Non riuscendo né a scrivere né a leggere, sto riempiendo il tempo libero con altre due attività solitarie e un po’ più “rumorose”: le serie tv e i videogiochi.

Al momento sto visionando la quinta stagione di American Horror Story, dopo aver visto le prime quattro tutte di seguito; devo dire che mi aspettavo qualcosa di molto diverso.
L’orrore prospettato non è quello classico che nutre le paure ancestrali dell’essere umano, ma è più qualcosa di psicologico e in riferimento alla bruttura e alla devianza della società; le solite belinate introspettive, in poche parole.
Le tematiche di base vengono presentate in maniera squallida, scabrosa, dissacrante e oscena; non si va tanto per il sottile né per il linguaggio utilizzato né per le scene mostrate (sebbene manchino le inquadrature dirette sui genitali).
Spesso gli eventi si susseguono in maniera quasi illogica, tanto i cambi di fronte sono repentini e improvvisi.
Pur apprezzando il fatto di non essere politicamente corretta (per fare un esempio: i fin troppo presenti omosessuali che compaiono nella serie vengono chiamati anche finocchi o froci, non solo gay), ho la sensazione che l’intento primario sia proprio quello di condannare le discriminazioni, mascherando questo buonismo con un leggero velo di orrore soprannaturale.
Non posso dire che la serie sia una delusione, ma non la considero nemmeno un capolavoro; ci sono altre due particolarità che non apprezzo di AHS: l’inutile sigla iniziale (è solo rumore) e il fatto di riciclare gli stessi attori per utilizzarli in altri ruoli.
Jessica Lange ha rotto le scatole e spero che anche Sarah Paulson non venga più utilizzata; Taissa Farmiga è arrapante, ma il suo repertorio espressivo è limitato quasi esclusivamente alla facce schifate.
Lily Rabe va già meglio: è carina e anche brava; peccato non sia mai la protagonista.
Vediamo di assegnare un voto alle stagioni viste finora:
1) Murder House: 6 (a tratti 7).
2) Asylum: 7 (a tratti 8).
3) Coven: 6 (a tratti 5).
4) Freak Show: 5 (a tratti 4).
5) Hotel: in corso (impressione preliminare: 5).
6) Roanoke: prossimamente.
7) Cult: prossimamente.
8) Apocalypse: prossimamente.

L’ottava stagione, ambientata in un bunker, avrebbe il potenziale per essere la mia preferita, ma è ancora in corso e preferisco aspettare che sia conclusa, prima di vederla.
Quindi, dopo la settima, ripescherò una serie che so già essere di mio gradimento: Breaking Bad.

In ambito videoludico, invece, ho ripescato il mio gioco di ruolo preferito: Gothic.
Ho dovuto dannare un po’ per farlo partire su Windows 7, ma alla fine ci sono riuscito.
Ora lasciate che vi spieghi perché mi piace tanto questo gioco.
2001: in quell’anno abitavo ancora a Genova, ero impegnato in una relazione sentimentale a distanza con M, chattavo tantissimo su Manga&co, collezionavo manga e scaricavo film e videogiochi tramite Napster e WinMX.
Nell’isola di Khorinis è situata una prigione chiamata Valle delle miniere, utilizzata per estrarre un minerale magico affinché il sovrano del Regno di Myrtana, Rhobar II, possa costruire armi da utilizzare nella guerra contro gli orchi.
Ordina ad alcuni maghi – tra i quali un certo Xardas – di creare una barriera magica che impedisca la fuga dei prigionieri, ma questa si espande più del previsto e ingloba non solo la prigione, ma anche i maghi stessi e buona parte di Khorinis.
Gomez e alcuni uomini – autoproclamatosi Baroni delle miniere – prendono il controllo della prigione e utilizzano il minerale magico come moneta di scambio per beni di prima necessità; Re Rhobar II è costretto a cedere alle loro richieste.
S’insediano in quello che viene chiamato Campo Vecchio, insieme ai Maghi del fuoco.
Alcuni prigionieri comandati da Lee, non volendo sottostare alle regole di Gomez, se ne vanno e fondano Campo Nuovo con i Maghi dell’Acqua; questi ultimi decidono di accumulare minerale magico in modo da far saltare la barriera.
In un’altra parte della Valle delle miniere, invece, Y’berion fonda Campo Palude e diviene il guru di una setta religiosa; lì entra in comunicazione con un’entità chiamata Dormiente, la quale è stata evocata nel tentativo di fuggire dalla prigionia delle barriera.
Di Xardas si sono perse la tracce, ma dicono che si sia ritirato in una torre in qualche punto sperduto all’interno della Valle delle miniere.
Il protagonista comincia la propria avventura quando, in seguito a un crimine commesso, viene condotto nell’isola di Khorinis e lì gettato all’interno della barriera magica.

Gothic è un GDR (gioco di ruolo, chiamato anche RPG, ossia role playing game) ambientato in un mondo medievale fantasy che ebbe il merito di innovare il genere grazie all’introduzione di alcune peculiarità, tra tutte la routine dei PnG (personaggi non giocanti).
In ogni altro GDR i PnG rimanevano fissi nelle proprie posizioni, intrappolati nei rispettivi ruoli di sostegno od ostacolo al PG (personaggio giocante); in Gothic questo non succede: i PnG, seguendo il ritmo giorno-notte, lavorano, tornano nei rispettivi alloggi di fortuna per riposare, mangiano, parlano tra loro, si radunano intorno al fuoco per socializzare.
Anche gli animali selvatici hanno dei comportamenti liberi: dormono, vanno a caccia, si nutrono.
Quello di Gothic, in poche parole, è un mondo vivo e non elaborato a uso e consumo esclusivo del PG; adesso quasi tutti i GDR per computer sono così, ma all’epoca risultò una novità.
Sfruttando proprio questo aspetto unico (e un po’ di fantasia), la prima volta che lo giocai provai a interpretare un ruolo tutto mio, libero dai binari solitamente imposti dalla trama.
Certo, dovevo pur sempre tentare di scappare dalla barriera e sapevo che la fine sarebbe inevitabilmente giunta, ma impiegai molti giorni (non solo in gioco) per adattarmi a quel mondo nel tentativo di sopravvivere, prima di avventurarmi nello svolgimento della missione principale.
Mi ritrovo in un mondo ignoto, circondato da persone sconosciute e senza talenti particolari da sfruttare a mio vantaggio.
Subito dopo aver superato la barriera vengo accolto con un pugno in faccia da una guardia e perdo i sensi; non sono neanche entrato che già vengo preso di mira.
Un certo Diego mi consiglia di recarmi a Campo Vecchio, dove vive anche lui; mi consiglia di entrare nelle grazie dei Baroni, altrimenti rischio di non durare molto a lungo.
Se ne va e rimango solo.
Seguo un sentiero tra i monti, apparentemente privo di pericoli; trovo una spada arrugginita e la prendo: sempre meglio avere un’arma con sé.
M’imbatto nelle prime creature del gioco, simili a degli struzzi; mi attaccano e mi difendo agevolmente.
Nota: so che sono animalista, ma so anche distinguere la finzione dalla realtà, quindi non tutto quello che faccio nei videogiochi lo ripeterei nel mondo reale, nemmeno se potessi.
Continuo a camminare e, in lontananza, vedo una torre e quello che sembra essere un castello; dev’essere Campo Vecchio.
Mi dirigo lì, ma non prima di aver ucciso alcuni piccoli mostri simili a talpe; trovo anche dei frammenti di minerale magico, la moneta principale nella Valle delle miniere.
Nel tragitto m’imbatto in alcuni cacciatori di Campo Nuovo, i quali mi consigliano di fare attenzione ai mostri; evito di fare lo sbruffone dicendo che so cavarmela benissimo da solo.
Potrebbero istruirmi su come recuperare pelli e artigli da rivendere ai mercanti, ma non ho né abbastanza PE (punti esperienza) né sufficienti pezzi di minerale.
Finalmente giungo a Campo Vecchio; a prima vista non sembra male.
Rivedo Diego, il quale mi spiega che esiste una gerarchia (lui, per esempio, fa parte della cerchia delle Ombre) e che, se voglio salire di livello, devo svolgere alcuni compiti per le persone più influenti.
Prima o poi dovrò farlo, perché la prima parte della missione principale richiede che consegni una lettere a Gomez; per arrivare a lui, però, dovrò diventare molto importante all’interno del campo.
Giro liberamente senza infastidire nessuno, ma vengo fermato da un’altra Ombra, la quale mi dice che, se non voglio avere problemi, devo pagare una quota di minerale magico (che non ho); non mi faccio intimidire dal tentativo di estorsione e lo snobbo.
Vedo che tutti, anche i minatori più umili, posseggono una baracca, così decido di cercarne una anche per me.
Metto piede in quella più vicina e vengo subito costretto a uscire dal legittimo proprietario e dalle guardie; senza volerlo, ero entrato in una baracca già occupata.
Ho rischiato grosso, perché hanno subito sguainato le spade.
Non tutti sono gentili come Diego: o vogliono solo vendermi qualcosa o pretendono che paghi il pizzo per essere “protetto”.
Finalmente trovo qualcuno che mi dice che c’è una catapecchia alla base del secondo portale d’accesso alla colonia; non è niente di speciale, ma almeno c’è un letto che posso usare per dormire in santa pace.
Trovo anche uno scrigno, ma non sento l’esigenza di utilizzarlo, anche perché non ho niente di valore in mio possesso.
Voglio cercare di guadagnarmi la fiducia di qualche Ombra, prima che l’ennesimo scocciatore mi chieda del minerale.
Vedo che c’è un’arena, all’interno della quale posso sfidare un’Ombra, un guerriero di Campo Nuovo o uno strano tipo di Campo Palude; quest’ultimo sembra mezzo stordito, forse perché lì hanno l’abitudine di fumare l’erba di palude.
Sono convinto delle mie capacità, in fondo ho già ucciso dei mostri con una semplice spada arrugginita; che problemi dovrei avere con un banale uomo?
Chiedo al primo sfidante se è disposto a combattere contro di me e accetta.
Entriamo nell’arena, sguaino la spada, mi metto in posizione per sferrare il primo colpo, ma il mio avversario mi stende con un solo fendente, lasciandomi tramortito al suolo; come se non bastasse, mi frega pure il poco minerale in mio possesso.
Mi rialzo dolorante e ferito nel corpo e nell’orgoglio; bevo l’unica posizione curativa che ho e mi allontano dall’arena.
Comincia a fare buio, così mi avvicino a un falò e cucino la carne dei mostri uccisi in precedenza.
All’esterno ci sono delle piante e dei frutti: non avendo ancora sonno, esco dal campo e vado a raccoglierne un po’.
La guardia mi dice di fare attenzione alle bestie feroci, ma non le do retta.
È una bella notte stellata e, tutto sommato, godo di una discreta libertà d’azione, quindi perché non approfittarne?
Salvo il gioco, faccio luce con una torcia che ho trovato dopo aver varcato la barriera e, sorpresa sorpresa, vedo un po’ di funghi; li raccolgo incautamente e vengo attaccato alle spalle da un mostro.
È solo una talpa, ma mi ha ferito in maniera seria; riesco a ucciderla, ma ne compare una seconda e poi una terza.
Sono costretto a battere in ritirata, ma perdo l’orientamento e m’inoltro nel bosco.
Quando ho ucciso la talpa ho lasciato cadere la torcia, così mi ritrovo al buio.
Sento ululare, non vedo niente e non so che direzione prendere per tornare al sicuro all’interno del campo.
Procedo in silenzio, perché vedo un branco di creature che sta dormendo; se si svegliasse sarebbe la mia fine.
Mi fermo e rifletto: torno sui miei passi, almeno per uscire dal bosco e scorgere qualche luce all’orizzonte.
Per mia sfortuna m’imbatto in un enorme mostro con un corno sulla punta del muso; retrocedo, gli volto le spalle e comincio a scappare, ma lui si sveglia, mi attacca e mi uccide.
Ricarico il gioco e mi ritrovo nei pressi di Campo Vecchio, prima di trovare i funghi.
Decido di rientrare e di andare a dormire, in attesa della luce del giorno; è troppo pericoloso andare in giro di notte per un novizio senza mappa.
L’indomani, non avendo voglia di fare altro, trovo due accompagnatori: uno per Campo Nuovo e uno per Campo Palude; i tossici fanatici religiosi non m’ispirano, così seguo il cacciatore di Campo Nuovo.
Nel tragitto c’imbattiamo nei soliti mostri, ma il cacciatore li sistema con disarmante facilità; un suo colpo procura più danno di tre dei miei: la spada arrugginita che ho trovato è del tutto inutile contro un branco di mostri o il cornuto che mi ha ucciso, ma non ho minerali per comprarne una più solida e tagliente.
A Campo Nuovo non ci sono né castelli né baracche né Ombre; esploro liberamente la zona e vedo campi coltivati, una diga e una miniera a cielo aperto, utilizzata dai Maghi dell’Acqua per raccogliere il minerale magico e come sede delle singole abitazioni in muratura degli occupanti.
Sembra più accogliente e ospitale di Campo Vecchio, ma mi sbaglio di grosso: lì hanno trovato rifugio assassini e ladri.
Intuisco che farei una brutta fine, così me ne torno a Campo Vecchio, ma non prima di aver salvato; purtroppo non ricordo la strada e mi perdo.
Prima finisco in una vallata dove un branco di lupi mi assale senza darmi scampo.
Ricarico e ripercorro l’uscita da Campo Nuovo, ma cambiando strada; attraverso un ponte in legno che mi pare di ricordare di aver visto all’andata, e infatti nei pressi c’è proprio l’accampamento di un cacciatore di Campo Vecchio che avevo adocchiato qualche ora prima.
Sono sulla strada giusta, così proseguo; all’ennesimo bivio, però, sbaglio e percorro un sentiero che conduce in un territorio ancora più ostile del bosco: quello degli orchi.
Muoio, ricarico e riparto da Campo Nuovo: ponte, cacciatore, bivio e finalmente riesco a tornare a Campo Vecchio.
Sono al sicuro, ma capisco che, se voglio ottenere dei risultati, mi serve una spada migliore.
Ci sarebbe lavoro presso un fabbro, ma per essere istruito mi occorrono PE e minerali.
Esco dal campo, raccolgo tutte le piante che trovo e le vendo; sfruttando la luce del giorno sfido i mostri più deboli, cercando di attirarne a me uno per volta; la strategia paga e, dopo aver sudato tanto, accumulo abbastanza PE per essere assunto dal fabbro.
Se non posso comprare una spada potente, forse posso almeno fabbricarne una io.
Vedo che c’è anche la possibilità di mettere da parte pure una discreta quantità di minerali, forgiando e rivendendo ai mercanti le spade fabbricate; se c’è una cosa che serve sempre in una prigione mineraria, quelle sono le armi.
Impiego qualche giorno (nel gioco e nella realtà) per accumulare minerali; nel frattempo sono diventato anche più forte, così decido di svolgere qualche missione per conto di un paio di Ombre.
A volte va bene e a volte va male, ma ormai sono diventato un ingranaggio indispensabile all’interno di Campo Vecchio, soprattutto perché, nel tempo, ho acquisito pure la capacità alchemica di preparare pozioni magiche.
Inoltre giunge l’ora di vendicarmi del trattamento poco simpatico ricevuto al mio arrivo nella colonia, sfruttando la mia recente abilità di entrare furtivamente nelle baracche e di aprire i forzieri per svuotarli del loro prezioso contenuto.
Il resto immaginatelo voi; metto qualche schermata delle prime fasi di gioco.
So che la grafica è ormai datata, infatti sto valutando se aggiornarla con qualche texture in alta definizione.

Veduta dall’alto di una parte della Valle delle miniere, di Campo Vecchio e, in lontananza, della Torre di Xardas. In cielo si può ammirare la letale barriera magica.
Il castello di Campo Vecchio, al quale non posso ancora accedere.
Ecco il tugurio del PG.
Sono andati tutti a dormire.
Potrebbe essere una notte romantica…
…se ci fosse una donna al posto di un mostro cornuto.
Ecco, così potete vedere meglio da chi sarò sbranato.
Non mi resta che dedicare un po’ di tempo alla forgiatura di spade.

Detto questo, dovete sapere una cosa: finisco ogni nuovo GDR almeno un paio di volte senza trucchi, ma dalla terza in poi (ammesso che sia possibile sfruttarla) utilizzo sempre la cosiddetta modalità Dio; in pratica, inserendo un particolare codice mentre si gioca, il PG può ottenere l’immortalità.
Chiaramente questo significa barare senza tanti complimenti, ma in fondo si tratta di un gioco di ruolo, quindi trovo coerente, dopo aver salvato il mondo centinaia di volte, diventare forte quanto e più di una divinità.
Il bello di questa modalità è la possibilità di esplorare il mondo liberamente, senza preoccuparsi dei punti vita; a volte mi diverto anche a uccidere tutti i PnG e diventare il padrone assoluto di tutto quello che c’è nel gioco.
Tralasciando Gothic (1, 2 e 3; non considero il 4), ogni tanto rigioco anche a Risen (1, 2 e 3, sempre per mano degli stessi sviluppatori di Gothic, ma per me inferiore come coinvolgimento e trama) oppure a The Elder Scrolls (tralasciando Arena e Daggerfall – troppo vecchi per partire senza emulatore – apprezzo abbastanza Morrowind e Skyrim; Oblivion mi piace meno).
Altri GDR che ripesco saltuariamente sono Arx Fatalis (ambientato interamente in un bellissimo e claustrofobico dungeon), Divinity II e, in maniera molto minore, The Witcher e Fable.
Gli sviluppatori di Gothic e Risen hanno realizzato anche Elex, ma lo devo ancora provare.
Non mi piacciono i GDR in prospettiva, perché fatico a immedesimarmi in minuscoli ometti che vedo dall’alto in schermate quasi sempre fisse e senza la possibilità di esplorare un mondo aperto; inoltre, nella variante hack’n’slash, non ho la pazienza di stare sempre a cliccare sul mouse per uccidere ogni cosa che si muove.
Detesto i MMORPG, ossia i giochi di ruolo online: trovo innaturale immergermi in un videogioco per evadere dalla realtà (e dalla gente) e poi andarla a cercare in Rete.
Gradisco anche i JRPG (giochi di ruolo giapponesi), nonostante sia necessario dedicare parecchio tempo ai combattimenti (in molti casi è facile superare il migliaio), altrimenti non si sale di livello; tra i titoli che ricordo più volentieri ci sono Tales of Symphonia, Dragon Quest VIII e Baten Kaitos; ho provato Final Fantasy, ma non mi piace.

Credo di aver scritto a sufficienza per tutto il mese, quindi per ora è tutto.
Lascio aperti i commenti, sperando che non si limitino a saluti che, ormai lo dovreste sapere, ritengo del tutto inutili ai fini di una discussione sensata e stimolante (che è l’unica cosa che cerco in un blog).
Se volete, consigliatemi pure qualche altro GDR per PC che non ho citato, altrimenti vanno bene anche serie tv che siano già concluse (voglio spararmi qualche maratona).

Vittorio Tatti

Annunci

Vuoto a perdere

E non c’è bellezza nell’indifferenza all’amore
un re stanco senza corona e autorità.
E non c’è bellezza nella magia dei sogni
rigurgiti di famelici incubi.
E non c’è bellezza nel potere della speranza
defunta paladina trafitta dall’illusione.

Tra le piaghe del tempo vi è abisso profondo
ove vigono solo tre regole:
la condanna della nascita
la penitenza della vita
la liberazione della morte.

Né lussuria né castità
né assoluzione né colpa
né cuore né mente
né sentimento né ragione
il mio corpo è senz’anima
è un guscio vuoto a perdere.

© Vittorio Tatti

Il piacere della paura

La mia lunga carriera di videogiocatore iniziò nella seconda metà degli Anni ’80, quando, da bambino, ricevetti il Commodore 64 con un videogioco incluso: Impossible Mission.

Da allora non ho più smesso.
Videogiocare rappresenta, almeno per me, uno dei metodi più rapidi ed efficaci per evadere dalla realtà; sebbene ora giochi molto meno rispetto a un tempo, qualche volta ripesco una vecchia gloria o, più raramente (il computer ha già una certa età), provo qualcosa di nuovo.
Il GDR (gioco di ruolo) è il mio genere preferito, ma quando voglio emozioni più forti punto su un survival horror, come quello al quale sto giocando ora:

Dead space è una delle saghe che meglio riesce a far salire la tensione mentre si gioca, grazie a una sapiente regia che include luci che si spengono all’improvviso e rumori che celano presenze ostili; inoltre succede quello che mai vorresti che capitasse in questo genere di gioco: ogni tanto compare anche un nemico che non puoi uccidere (almeno non con le armi convenzionali).
Tu spari, spari e spari; lo vedi accasciato al suolo e credi che sia finita, ma quello si rigenera e inizia a braccarti, costringendoti a scappare e contribuendo ad accrescere il tuo stato d’ansia, perché sei consapevole di non poterlo eliminare.
Pur apprezzando Dead space (l’ho finito più volte), altri titoli mi hanno emozionato come e più di quello citato: System shock 2, Black mirror (avventura grafica), Resident Evil (saga), Shadow Man, Half-life (saga), Project Zero, Eternal darkness, Return to Castle Wolfenstein, Undying, Thief (saga; più stealth che survival, ma con dei livelli da spavento), Metro 2033, Bioshock e via dicendo.
Sebbene alcuni di questi siano degli sparatutto in prima persona (FPS), contengono dei passaggi o dei livelli da spavento.
Molti li ho rigiocati e finiti più volte nel corso dei decenni; uno dei miei preferiti rimane senza dubbio Shadow Man, scoperto la prima volta su Dreamcast (l’ultima console della SEGA e una delle più belle mai create) e ripreso in seguito su PC.
È un videogioco avventuroso (tipo Tomb Raider) e non un survival, ma l’ambientazione macabra e tenebrosa lo includono di diritto tra i titoli più paurosi e coinvolgenti di sempre.
Anche Thief fa fare qualche salto sulla sedia; è un gioco stealth, ossia richiede movimenti silenziosi ed è necessario muoversi nell’oscurità per non farsi vedere, perché sai che non puoi farti scoprire.
Che siano survival o meno, il bello dei videogiochi horror è che sembrano non dare scampo a chi gioca; in alcuni casi è necessaria molta abilità (mentale e manuale) per venirne a capo, ma quasi sempre si risolve tutto per il meglio.
Non ricordo di aver mai abbandonato un videogioco horror perché troppo ostico o troppo spaventoso; semmai è il contrario: già sapendo che ci sono dei livelli da paura, ho voglia di riprovare quella tensione emotiva; peccato che nella realtà succeda esattamente l’opposto.
A voi piacciono i videogiochi horror?

Vittorio Tatti

Abitabilità

Sebbene il modulo abitativo venga utilizzato prevalentemente in caso d’emergenza, riconosco che mi ci adatterei a vivere (magari unendone tre: uno per me, uno per i gatti e uno per i libri), anche perché il vero spazio che cerco è quello che mi distanzierebbe dall’essere umano più vicino.
Alcuni modelli sono davvero gradevoli, ben strutturati ed energeticamente convenienti, tanto che possono svolgere la funzione di piccoli alloggi personali quando si è lontani da casa.
Peccato che, per quello che offre, un modulo non è che costi molto meno di un appartamento, in proporzione; ti fanno pagare più per l’architettura che per lo spazio effettivo (che non è tanto).
Inoltre bisogna considerare l’acquisto del terreno sul quale posarlo e le spese di allaccio ai vari servizi.
Comunque un pensierino lo farei (per un modulo abitativo o una prefabbricata modello baita, per esempio), se riuscissi a vendere questa casa; dovrei solo preoccuparmi di far installare la costruzione in un punto isolato e recintato.
Siamo alle solite: non riesco ad andare oltre la fantasia…

Vittorio Tatti

Esigo una spiegazione

Perché quei rompicoglioni dei vicini hanno ancora gli infestanti ospiti in casa?
C’è forse qualche festa della quale non sono al corrente?
Perché quegli orrendi mostri occhialuti non sono a scuola?
C’è la nebbia: generalmente è considerata pericolosa; spero non facciano attenzione, se dovessero mettersi in viaggio.
Meno bambini ora significa meno adulti domani, meno adulti ora significa meno bambini domani.
Tutto gira e la vita, per fortuna, non è eterna; spero che quella di qualcuno finisca prima del previsto.

Vittorio Tatti

P.S. Non è un buongiorno, occhio.

Prostituzione letteraria

Ricevo via e-mail:

[…]
Se compri il mio libro compro il tuo libro.
[…]

Per pietà nei suoi confronti, evito di pubblicare nome e cognome.
Se voglio leggere qualcosa di tuo, lo faccio: non aspetto che me lo chieda tu.
Se vuoi leggere qualcosa di mio, fallo: non aspettare che te lo chieda io.
Qual è l’utilità di scambiarsi queste ipocrite “cortesie”?
Ci compriamo cento libri a vicenda, facendo finta di avere cento lettori diversi?
Siamo arrivati al punto di elemosinare pure degli inutili like; è vero che più like si ricevono e più visibilità si ottiene, ma più like non significa necessariamente più vendite, così come più vendite non significa automaticamente più qualità.
Evitiamo di abbassarci a questi ignobili livelli, per favore.
Se non vendi, i casi sono tre: scrivi male, scrivi cose che non interessano, non sai come farti conoscere.

Nel corso degli ultimi anni ho seguito alcuni blogger che hanno abilmente costruito un personaggio intorno a loro stessi, con un unico e preciso scopo: vendere.
Non sono più loro follower non per invidia, ma perché si sono rivelati essere più pubblicitari che scrittori; provo disprezzo per chi indossa con tanta disinvoltura delle maschere, pur di ottenere successo.
Una volta ottenuto uno zoccolo duro di ammiratori, questi blogger hanno pubblicato il libro che tenevano abilmente nascosto nel cassetto, fingendo che fosse una novità sbocciata dall’oggi al domani.
Questa astuta mossa commerciale ha permesso ad alcuni di loro di raggiungere la vetta di Amazon; forse li avrete visti anche voi.
Se si sentono fieri così, contenti loro; anche a me piacerebbe vendere centinaia di libri e guadagnare un bel po’ di soldi, ma sempre e solo rimanendo me stesso, altrimenti preferisco rimanere nell’anonimato.

Vittorio Tatti